Contro i "Maniac" č tutto o niente! di Gus Hansen

generic_shuffling_cards_foreground_chips7.jpgIl gioco del poker si è evoluto in tutto il mondo. E’ difficile dire se il fattore principale sia stato il poter seguire le cosiddette star in televisione o le innumerevoli ore trascorse giocando ondine, ma ciò di cui sono sicuro è che oggi non sono l’unico che gioca con un pizzico di follia. Soprattutto i giovani giocatori che si trovano nei tornei oggigiorno hanno dimostrato di amare lo stile kamikaze. Onestamente, non sono nemmeno sicuro di essere ancora uno di quelli che possono essere inclusi nella categoria “maniac”. E magari non lo sono mai stato!

La corsa forsennata di “Dmmikkel” Day 4 del main event delle WSOP 2007
Avevo superato i primi tre giorni con una quantità di chips più che soddisfacente,
senza mai trovarmi ad affrontare il pericolo di essere eliminato. Non avevo ancora giocato un solo piatto all-in ed ero costantemente rimasto selle parti alte della classifica, fra i chip leader.

 

Il Day 4 non stava procedendo come avrei voluto. Non ero riuscito a vincere molti piatti e, mentre il mio stack continuava a diminuire, i blind e gli ante non smettevano di crescere. Sono andato all-in per la prima volta con due 10 contro due donne di Tuan Lam e ho avuto la fortuna di non essere eliminato quando sul board è caduto un 10. Questa mano mi ha rimesso in gioco, con circa 1,8 milioni di chips.

Purtroppo stava per arrivare un orribile cambio di posto, e mi sono ritrovato al tavolo con il chipleader assoluto, il norvegese Dag Martin Mikkelsen, un giovane conosciuto ondine come “dmmikkel”. Mi sono limitato ad osservare mentre Dag Martin rilanciava piatto dopo piatto e rendeva la vita estremamente difficile per chiunque fosse al suo tavolo. Ovviamente non avevo nessuna intenzione di lasciarlo continuare nella sua marcia incontrastata senza per lo meno provare ad ostacolarlo, una cosa più facile a dirsi che a farsi.

Dopo essere arrivato al tavolo in questione, avevo giocato una sola mano contro l’ex campione del mondo Scotty Ngyugen, che si era risolta in un piatto diviso fra noi due. Avevo quindi mostrato un approccio molto prudente, avendo partecipato ad una sola mano sulle 23 disputate, e ingenuamente pensai di essermi guadagnato un minimo di credibilità. Era giunto il momento di mettere fine al regno di terrore di Dag.

Il momento ideale sembrava essere arrivato quando Dag Martin, come da copione, ha rilanciato da due posizioni prima del bottone fino a 60.000 (tre volte il big blind) e io mi sono trovato in mano Af Qq. Era una buona mano per controbilanciare e sembrava il copione perfetto per portarmi a casa oltre 100.000 e mandare un messaggio forte e chiaro alla Norvegia.

Ho controbilanciato fino a 220.000, il che avrebbe dovuto convincere anche il più ostinato Homo Sapiens del fatto che non avevo intenzione di tirarmi indietro. Tutto sembrava avere senso; purtropo mi ero dimenticato che contro un “maniac” niente ha senso. Dag era indiavolato e non aveva alcuna intenzione di lasciare che “un qualsiasi Gus Hansen” ostacolasse la sua corsa. Senza troppe esitazioni ha rilanciato 350.000, per un totale di 570.000 e, improvvisamente, mi sono ritrovato nella confusione più totale. Stava cercando di tirarmi in trappola con un piccolo rilancio? Aveva davvero un punto forte questa volta? Stavo per essere eliminato dalle WSOP 2007 per uno stupido errore di valutazione? Queste sono le classiche domande che non vorresti mai affrontare quando devi prendere una decisione complicata a un tavolo di no-limit hold’em, quantomeno non nel momento in cui ti rendi conto che il dubbio e la paura hanno aperto una breccia nella tua mente.

Ero disgustato, abbattuto e l’unica cosa che volevo era uscire da quella situazione con il maggior numero possibile di chips, per poi aspettare un momento più favorevole. Credo che sia ovvio a tutti che alla fine ho deciso di foldare. Più tardi, Dag Martin mi ha detto che aveva due carte diverse tra loro e diverse dalle mie, A Q, probabilmente qualcosa come 9f 7f. Sono sicuro che la mano sia stata mostrata in televisione, io non l’ho vista e non ho potuto verificare con i miei occhi.

 

Considerazioni Finali

Sono due le domande che mi sono posto: dove ho sbagliato, e cosa si può imparare da questa piccola guerra di rilanci preflop?

1. Il mio errore è stato non elaborare tutte le informazioni che avevo a mia disposizione. Mi stavo concentrando unicamente sul mio desiderio di controbilanciare e sul fatto di avere una mano adatta per farlo.

Non ho tenuto in sufficiente considerazione le dimensioni dello stack del mio avversario scandinavo, né il suo stato mentale. Riuscire a mantenere la lucidità e non lasciarsi prendere dalla frustrazione quando qualcuno non vi da tregua vi permetterà di prendere decisioni migliori. Avrei potuto limitarmi a chiamare, vedere il flop senza investire troppo e andare fino in fondo nel caso fossero arrivate carte a me favorevoli. Oppure avrei potuto giocare come ho fatto ma, anziché foldare, andare all-in. Invece ho scelto una via di mezzo, la soluzione peggiore, che non mi ha lasciato altro che un ego ferito e uno stack ridotto.

2. Anche se ero uno dei pochi in grado di intaccare l’enorme stack di Dag Martin, la cosa non lo ha minimamente toccato. Aveva un solo obbiettivo in mente e l’unico modo per batterlo era mostrargli il punto migliore al river. In poche parole, non era disposto a lasciarsi mettere i bastoni tra le ruote da nessuno e per nessun motivo. Quindi, state attenti la prossima volta che incontrate un vero “maniac”. E credetemi, ne incontrerete, perché il loro numero sta crescendo di pari passo con il loro successo. Promettetemi di non commettere il mio stesso errore, di non fare le cose a metà.

Contro Dag Martin e i suoi colleghi “forsennati”, è tutto o niente!!

(tratto da Card Player)

 
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