| Contro i "Maniac" č tutto o niente! di Gus Hansen |
|
Avevo superato i primi tre giorni con una quantità di chips più che soddisfacente, senza mai trovarmi ad affrontare il pericolo di essere eliminato. Non avevo ancora giocato un solo piatto all-in ed ero costantemente rimasto selle parti alte della classifica, fra i chip leader.
Il Day 4
non stava procedendo come avrei voluto. Non ero riuscito a vincere molti piatti
e, mentre il mio stack continuava a diminuire, i blind e gli ante non
smettevano di crescere. Sono andato all-in per la prima volta con due 10 contro
due donne di Tuan Lam e ho avuto la fortuna di non essere eliminato quando sul board
è caduto un 10. Questa mano mi ha rimesso in gioco, con circa 1,8 milioni di
chips.
Purtroppo
stava per arrivare un orribile cambio di posto, e mi sono ritrovato al tavolo
con il chipleader assoluto, il norvegese Dag Martin Mikkelsen, un giovane conosciuto
ondine come “dmmikkel”. Mi sono limitato ad osservare mentre Dag Martin
rilanciava piatto dopo piatto e rendeva la vita estremamente difficile per
chiunque fosse al suo tavolo. Ovviamente non avevo nessuna intenzione di
lasciarlo continuare nella sua marcia incontrastata senza per lo meno provare
ad ostacolarlo, una cosa più facile a dirsi che a farsi.
Dopo
essere arrivato al tavolo in questione, avevo giocato una sola mano contro l’ex
campione del mondo Scotty Ngyugen, che si era risolta in un piatto diviso fra
noi due. Avevo quindi mostrato un approccio molto prudente, avendo partecipato
ad una sola mano sulle 23 disputate, e ingenuamente pensai di essermi
guadagnato un minimo di credibilità. Era giunto il momento di mettere fine al
regno di terrore di Dag.
Il
momento ideale sembrava essere arrivato quando Dag Martin, come da copione, ha
rilanciato da due posizioni prima del bottone fino a 60.000 (tre volte il big
blind) e io mi sono trovato in mano Af Qq. Era una buona mano per
controbilanciare e sembrava il copione perfetto per portarmi a casa oltre
100.000 e mandare un messaggio forte e chiaro alla Norvegia.
Ho
controbilanciato fino a 220.000, il che avrebbe dovuto convincere anche il più
ostinato Homo Sapiens del fatto che non avevo intenzione di tirarmi indietro.
Tutto sembrava avere senso; purtropo mi ero dimenticato che contro un “maniac”
niente ha senso. Dag era indiavolato e non aveva alcuna intenzione di lasciare
che “un qualsiasi Gus Hansen” ostacolasse la sua corsa. Senza troppe esitazioni
ha rilanciato 350.000, per un totale di 570.000 e, improvvisamente, mi sono
ritrovato nella confusione più totale. Stava cercando di tirarmi in trappola
con un piccolo rilancio? Aveva davvero un punto forte questa volta? Stavo per
essere eliminato dalle WSOP 2007 per uno stupido errore di valutazione? Queste
sono le classiche domande che non vorresti mai affrontare quando devi prendere
una decisione complicata a un tavolo di no-limit hold’em, quantomeno non nel
momento in cui ti rendi conto che il dubbio e la paura hanno aperto una breccia
nella tua mente.
Ero
disgustato, abbattuto e l’unica cosa che volevo era uscire da quella situazione
con il maggior numero possibile di chips, per poi aspettare un momento più
favorevole. Credo che sia ovvio a tutti che alla fine ho deciso di foldare. Più
tardi, Dag Martin mi ha detto che aveva due carte diverse tra loro e diverse
dalle mie, A Q, probabilmente qualcosa come 9f 7f. Sono sicuro che la mano sia
stata mostrata in televisione, io non l’ho vista e non ho potuto verificare con
i miei occhi.
Considerazioni Finali
Sono due
le domande che mi sono posto: dove ho sbagliato, e cosa si può imparare da
questa piccola guerra di rilanci preflop?
1. Il mio errore è stato non
elaborare tutte le informazioni che avevo a mia disposizione. Mi stavo
concentrando unicamente sul mio desiderio di controbilanciare e sul fatto di
avere una mano adatta per farlo.
Non ho
tenuto in sufficiente considerazione le dimensioni dello stack del mio
avversario scandinavo, né il suo stato mentale. Riuscire a mantenere la
lucidità e non lasciarsi prendere dalla frustrazione quando qualcuno non vi da
tregua vi permetterà di prendere decisioni migliori. Avrei potuto limitarmi a
chiamare, vedere il flop senza investire troppo e andare fino in fondo nel caso
fossero arrivate carte a me favorevoli. Oppure avrei potuto giocare come ho
fatto ma, anziché foldare, andare all-in. Invece ho scelto una via di mezzo, la
soluzione peggiore, che non mi ha lasciato altro che un ego ferito e uno stack
ridotto.
2. Anche se ero uno dei pochi in
grado di intaccare l’enorme stack di Dag Martin, la cosa non lo ha minimamente
toccato. Aveva un solo obbiettivo in mente e l’unico modo per batterlo era
mostrargli il punto migliore al river. In poche parole, non era disposto a
lasciarsi mettere i bastoni tra le ruote da nessuno e per nessun motivo.
Quindi, state attenti la prossima volta che incontrate un vero “maniac”. E
credetemi, ne incontrerete, perché il loro numero sta crescendo di pari passo
con il loro successo. Promettetemi di non commettere il mio stesso errore, di
non fare le cose a metà.
Contro
Dag Martin e i suoi colleghi “forsennati”, è tutto o niente!!
(tratto da
Card Player) |
| < Prec. | Pros. > |
|---|










