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Controllare la grandezza del piatto |
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giovedė 06 novembre 2008 |
Istintivamente
potrebbe sembrare che fare check e poi chiamare una puntata sia il modo
migliore per mantenere un piatto piccolo, quando non si è sicuri di avere il
punto più grande. Spesso questo è vero, ma a volte puntare invece di fare check
ti permette di arrivare allo showdown spendendo meno chip. Se il tuo obbiettivo
è controllare la grandezza del piatto, puntare per primo ti consentirà in
alcuni casi di raggiungere lo scopo più che chiamare semplicemente le puntate
del tuo avversario. Per darti un esempio ti racconterò una mano che ho giocato
durante il Main Event delle World Series of Poker di quest’anno e che ti
illustrerà questa tattica.
I bui
erano 12,000/24,000 ed io ho puntato 60,000 dal bottone del dealer. Di solito
quando punti 2 volte e mezzo il controbuio come in questo caso, specialmente
dal bottone, mostri di avere una mano forte. In questo caso avevo solo Q-J di
cuori. Lo small blind ha visto la puntata e il big blind ha foldato. Il flop
era A-10-x; lui ha fatto check, io ho puntato 65,000 e lui ha chiamato. Al turn
è uscita Q, quindi avevo coppia. Lui ha fatto check. Questo era il momento
chiave della mano. Ho deciso di puntare 100,000, per poter controllare il
piatto. Non volevo chiamare una puntata di 150,000 o 200,000 al river, perciò
ho fatto una puntata minore in quel momento, perché pensavo di bloccare una
puntata al river che lui avrebbe fatto con la maggior parte delle mani. Mettiamo
che il mio avversario avesse avuto A-3. La mia piccola puntata al turn poteva
fargli credere che avessi una mano forte e volessi farlo giocare. Per nessun
motivo avrebbe puntato al river con Asso e un kicker basso. Era già contento di
arrivare allo showdown gratis a quel punto. È importante notare anche la
dimensione dei nostri stack. Io ho cominciato la mano con 600,000 in chip e lui ne
aveva circa 1.5 milioni. Puntando 100,000 al turn, avendo cioè messo in totale
nel piatto più di un terzo del mio stack, lui non poteva bluffare con un raise
perché era troppo probabile che l’avessi chiamato, visto che ero pot-committed.
Inoltre, avevo stabilito un’immagine di giocatore tight, giocando chiuso, e lui
quindi ha considerato legittima la possibilità che avessi davvero una buona
mano. Se avesse rilanciato mettendomi all-in, avrei scoperto di essere
sconfitto investendo un parte relativamente piccola del mio stack. L’obbiettivo
principale della mia puntata al turn era di farmi raggiungere lo showdown
spendendo solo 100,000 invece di una somma più alta. Mettiamo che avessi fatto
check, con un piatto di 280,000, se lui avesse avuto un asso con kicker basso,
gli avrei praticamente comunicato che non avevo l’asso. Lui avrebbe certamente
puntato circa 150,000-200,000 al river per prendermi più chip. Avrebbe cercato
di puntare una cifra che io avrei potuto pagare con un Q o quello che poteva
sembrare un bluff, diciamo 200,000-chip, quindi ho risparmiato 100,000 puntando
al turn. Ovviamente avrebbe potuto anche tentare l’astuzia di andare all-in al
river. Ma in queste situazioni devi considerare le immagini che danno i
giocatori, ed io avevo giocato molto chiuso fino a quel punto, quindi lui era
sospettoso e spaventato di me quanto lo ero io di lui. E se l’avessi battuto
con la donna? Mettiamo che lui aveva J-10 o K-10; gli sarebbe costato
abbastanza chiamare, ed era quello che volevo – dovevo guadagnare altre 100,000
per il mio stack. Ero disposto a prendere il rischio di vedere il river perché
lui aveva solo cinque o sei outs. Contro altri giocatori, capaci di vedere il
river e poi andare all-in, avrei magari utilizzato un’altra strategia, come
giocare “small ball” poker e fare check al turn, preparandomi a pagare 175,000
al river. Sapevo con certezza però che questo giocatore avrebbe fatto check al
river a meno che non avesse avuto un tris o una scala. Alla fine non ho potuto
vedere che mano avesse. Al river lui ha fatto check e anche io. Quando gli ho
mostrato Q ha fatto un’espressione di disgusto, perciò ovviamente aveva il 10.
Non poteva però avere solo il 10 per chiamare la mia puntata al turn, doveva
avere almeno un’altra carta da scala, come J-10 o K-10. E questa era
esattamente la mano contro cui volevo scontrarmi al turn. La mano descritta è
stata dettata dalle circostanze, in particolare la grandezza degli stack e
l’immagine che avevo dato fino a quel momento, entrambi fattori importanti in
un torneo dal vivo. Data la grandezza del mio stack, stavo giocando davvero
chiuso e non potevo permettermi giocate improvvisate. Non ho potuto vedere
molti flop. Ho giocato per un pò contro questo avversario per prendergli le
misure su come giocava, e ho capito che quello era il momento giusto per fare
questo tipo di giocata. Volevo arrivare allo showdown perché sapevo che la mia
coppia di donne sarebbe stata la mano migliore, ma non volevo pagare 200,000 al
river per scoprirlo.
Kelly Kim
(FullTilt)
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