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Intervista
al campione danese di Texas Hold'em: "Negli anni 90 tifavo Milan. Spero
che questo non faccia arrabbiare altri tifosi... Sono conosciuto come un
giocatore eccentrico, ma è stata la tv a dare di me questa immagine"
Al Bellagio sta dando spettacolo. Come sempre. Gus
Hansen è il chip leader del World Poker Tour Championship 2008, il torneo che
si svolge al Casinò di Las Vegas dove giocano i più forti del mondo. Sono
rimasti in 6. E lui domina, con il suo stile aggressivo e mai banale. È una
delle stelle mondiali del Texas Hold'em, anche se gli manca ancora un
braccialetto alle World Series. Ma lui per ora non ci pensa. A tutto marzo 2008
le sue vincite ammontano a 5.410.926
dollari,
cifra che gli permette di attestarsi al 27esimo posto nella classifica dei
guadagni di tutti i tempi. Mica male...
Hansen, prima di diventare
professionista di poker è stato un campione di backgammon. Ci sono
caratteristiche o aspetti tecnici che l’hanno aiutato nel poker?
"No! Sto scherzando... In effetti ci sono degli aspetti in comune in
questi due giochi che mi hanno aiutato a trasferire le mie abilità dal
backgammon al poker: ci vuole una certa mentalità matematica, il saper
calcolare le percentuali di un certo evento, ci vuole molta analisi del gioco,
molta esperienza e una profonda capacità di concentrazione. Negli ultimi 15
anni ho giocato molto backgammon e moltissimo poker, e questo mi ha aiutato
molto"
Il suo stile è unico: crede di
aver condizionato il modo in cui si gioca oggi a texas hold’em?
"Beh, sono conosciuto come un giocatore piuttosto eccentrico. A dire il
vero credo sia stata la televisione a voler dare di me questa immagine, cioè di
quello che giocava con carte come 4-2 off-suited (non dello stesso seme, ndr.).
Ed è vero, mi è capitato di giocare con quelle carte, ma erano situazioni
particolari in cui la giocata era corretta. Oggi il gioco è molto diverso
rispetto a prima, molto più aggressivo. La gente gioca molte più mani, forse
perché hanno visto me farlo con successo in tv, ma sicuramente anche grazie al
boom di internet: i ragazzi che giocano online vedono che a volte conviene
giocare anche mani che non sono un granché, ma sempre in maniera piuttosto
aggressiva. Ecco, vedendo me hanno imparato a essere più aggressivi"
Quali sono i giocatori che
rispetta di più, o che teme?
"Non credo di aver paura di qualcuno in particolare. Ci sono sicuramente
alcuni giocatori che rispetto per il loro gioco. Phil Ivey è molto bravo in
tutte le sfaccettature del poker. Stimo anche Patrick Antonius, ma gli manca
ancora qualcosa nei tornei. Tutti commettiamo degli errori ovviamente, ma
Patrik può migliorarsi molto nei tornei"
Credi che sia importante studiare
sui libri per diventare davvero bravi?
"Come detto prima, l’esperienza è un fattore molto importante. Quando si
gioca è poi fondamentale analizzare le mani che abbiamo giocato, prendere
spunto dai libri, dagli altri giocatori, e quindi trarre vantaggio anche
dall’esperienza altrui. Ci sono moltissimi libri in circolazione e io non
condivido tutte le idee che in questi vengono espresse. Non farò nomi, ma
alcune di queste idee sono quantomeno “opinabili”, per cui non mi esprimo sul
vantaggio che si possa avere nel leggere alcuni libri. A volte sarebbe molto meglio
analizzare personalmente le situazioni: sedetevi con un vostro amico e
guardatevi le mani che avete giocato. Cercate sempre di capire cosa avreste
potuto fare di meglio in una determinata situazione per ottenere un risultato
migliore di quello che avete ottenuto. Detto questo, sta arrivando un libro
veramente molto buono (ride, ndr.). Si tratta di “Gus Hansen – Every hand
revealed” . E’ un libro per tornei dal vivo. Si tratta dell’analisi di un
torneo dal suo inizio alla fine: ho portato con me un piccolo registratore e
descrivevo ogni mano a cui prendevo parte. Da 750 giocatori a uno solo, e
fortunatamente quel giocatore ero io (si tratta dell’Aussie Millions di
Melbourne 2007, ndr)! La cosa innovativa di questo libro è proprio l’analisi
diretta delle mani in cui ero coinvolto con i miei ragionamenti a caldo: a
volte corretti, a volte stupidi ma comunque sempre originali e dritti al cuore
della questione, con un’analisi profonda delle situazioni. Credo sia un libro
adatto sia per i principianti che per i giocatori più esperti".
Perché ci sono in giro così tanti
ragazzi scandinavi in gamba nel poker?
"Penso sia un discorso simile al backgammon, dove la Danimarca è forte. In
Danimarca il backgammon è una tradizione, quasi tutti ci giocano e sono forti.
Molti giovani giocano, studiano, analizzano, e questo è un buon modo per
migliorare. E la stessa storia col poker: in Svezia, Norvegia, Danimarca,
Finlandia, ci sono molti giovani che giocano e diventano forti. Ovviamente ci
sono giovani bravi in tutto il mondo. Ma ci sono molti scandinavi che amano
studiare, giocare, analizzare, migliorarsi, muoversi nelle giuste direzioni. Ed
è questa la ragione per cui ne vediamo sempre tanti fare bene nei tornei".
Nella sua carriera manca un
braccialetto alle world series. Quanto darebbe per averlo?
"E’ sempre bello vincere un torneo. Per me, che si chiami WSOP, WPT o EPT
non fa molta differenza. E’ un torneo di poker. Ti siedi, vedi un sacco di
facce conosciute, molte altre nuove, e come ogni altro torneo vi prendi parte
per vincerlo. Quindi, vorrei fortemente vincere un torneo WSOP, ma allo stesso
modo mi sarebbe piaciuto vincere un EPT come l’ultimo di Montecarlo. Ma non
investirei nulla per un braccialetto WSOP, piuttosto che un EPT o un titolo
WPT. Io voglio giocare tornei, farlo bene, prendere le giuste decisioni,
arrivare al tavolo finale. Che poi sia per vincere un trofeo, un braccialetto o
un orecchino non fa molta differenza per me".
Il suo sito, Theplayr.com, è ora
online anche in italiano. Quale è il suo rapporto con gli italiani e l’Italia?
"Il mio
italiano fa schifo! Non capisco una parola, cerco di bluffare... non so se
capisci cosa intendo... ma non ci azzecco quasi mai! ThePlayr.com nasce in
Danimarca, da ragazzi danesi, e io ne sono il contenuto principale... riporta
molti dei miei pensieri, segue dove gioco, come vado nei tornei. Quido
consigli, pongo domande e quiz sul forum,a cui la gente può rispondere e molto
altro, per cui il mio rapporto con l’Italia è ok. Non so se dovrei dirlo, ma io
negli anni 90 tifavo Milan. Spero che questo non faccia arrabbiare altri
tifosi: mi piace il calcio, mi piace guardarlo e giocarlo. So che in Italia si
è pazzi per il calcio per cui questo è già un buon inizio no?"
Qual è il tuo consiglio ai
giocatori italiani?
"Ho visto alcuni giocatori italiani che sicuramente hanno bisogno di
migliorare e giocatori italiani forti, come Luca Pagano che fa già molto bene.
Il boom del poker è arrivato prima in Scandinavia, e ora sta esplodendo in
Italia. Come tutte le cose all’inizio c’è bisogno di fare esperienza, il poker
è un gioco di esperienza, si deve imparare un po’ di matematica, analizzare gli
avversari, fondamentalmente si devono giocare molte mani di poker, leggere un
gran bel libro... Questo è un modo per migliorare e vincere. Ci sarà molto
poker nel futuro dell’Italia, ne sono sicuro!".
(tratto da
“La Gazzetta
dello Sport”)
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